Timbrare il cartellino in pigiama: come cambia il lavoro

Articolo apparso su “Brescia & Futuro”, la rivista dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Brescia

Routine: è questa la prima parola che ci viene in mente, quando parliamo di “lavoro”.

Arrivare in ufficio alle 8, timbrare il cartellino. Svolgere il proprio lavoro insieme ai propri colleghi che, salvo drastici cambiamenti, saranno sempre gli stessi per anni. Alle 17 in punto, far cadere rumorosamente la penna sul tavolo e scappare a casa.

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L’uniforme di lavoro dello startupper

Secondo la concezione tradizionale di lavoro, la produttività è una funzione del tempo che passi davanti alla scrivania: più ore lavori, meglio è. Anche, si lavora sempre nello stesso luogo fisico: l’ufficio.

Sembrano idee così assodate da essere banali, ma i numeri ci dicono che non sono più così realistiche.

Già nel 2002, Richard Florida, economista e sociologo statunitense, ha descritto l’ascesa di una nuova “Creative class”: si tratta di una nuova generazione di professionisti che lavorano con l’intelletto, come scienziati, ricercatori, programmatori, designer e social media manager, ma anche consulenti finanziari e legali. Florida calcola che siano il 30% della forza lavoro americana e che nel giro di un decennio possano arrivare a essere il 40% della popolazione.

Perché è interessante?

Perché i loro bisogni e le loro abitudini di lavoro sono esattamente speculari rispetto a quelle dei tradizionali colletti bianchi.

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Naturalmente per l’ISTAT la dicitura “autonomi” comprende anche, per esempio, i braccianti agricoli. Immaginate un pubblico di startupper e di raccoglitori di pomodori.

Sempre di più, i lavoratori dell’intelletto non vogliono dipendere da una singola azienda, ma essere freelancer. In Italia, secondo le stime ACTA (l’associazione dei freelance), i professionisti autonomi sono circa due milioni, ovvero il 9,1% della forza lavoro e il 38% dei lavoratori autonomi.

I creative workers non hanno nemmeno bisogno di un ufficio: possono lavorare benissimo da casa e gli basta una scrivania con una connessione a internet. Da qui la proliferazione, in Italia e all’estero, degli spazi di coworking come Talent Garden, dove i professionisti, le startup e le micro imprese possono lavorare ed entrare in contatto con altri come loro.

Talent Garden è nato a Brescia, per poi crescere rapidamente in una rete da una ventina di spazi in tutta Europa.

Nel 2015 esistevano in Italia già 350 spazi di coworking. Oggi, il trend più interessante è la progressiva specializzazione di questi spazi, con la nascita di hub tematici: per esempio, a Milano ha da poco aperto Fintech District, un coworking dedicato a ospitare startup e professionisti che lavorano su innovazione tecnologica e finanza.

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Se il “luogo” di lavoro ha cambiato significato, anche i tempi sono molto diversi. La possibilità di essere raggiunti ovunque dalle email e dai messaggi di lavoro ha stravolto il bilanciamento tra vita privata e lavoro, che è sempre più difficile tenere separate. Rispondiamo alle email in vacanza, sotto l’ombrellone, e ci distraiamo con Facebook mentre stiamo lavorando.

Questi cambiamenti esercitano una forte pressione anche sulle aziende tradizionali: le nuove generazioni vogliono gestirsi da sole tempi, luoghi e modalità di lavoro. Vogliono lavorare da casa e andare in vacanza quando gli pare.

Alcune aziende stanno reagendo in modo interessante.

Per esempio Automattic (l’azienda che ha creato il software Wordpress), dopo aver comprato un ufficio di 1.300 metri quadri a San Francisco, si è accorta che praticamente nessuno dei 50 dipendenti che abitavano nella zona andava mai in ufficio: preferiscono lavorare da casa. Alla fine, Automattic si è sbarazzata dell’ufficio.

HubSpot, un’altra azienda tecnologica, ha introdotto una “policy di vacanze illimitate”: gli impiegati sono valutati sui risultati, non su quanti giorni lavorano. Di conseguenza, è sufficiente che facciano quello che devono fare, dopodichè possono fare vacanze infinite. (spoiler: se vuoi vacanze infinite, vieni a lavorare da Gummy)

Il mondo del lavoro sta cambiando con una velocità impressionante. Come spesso accade, il contesto normativo e istituzionale è lento ad adeguarsi ai cambiamenti sociali. In Italia la burocrazia e i vincoli legali costituiscono i freni più importanti a questa trasformazione.

Chi vuole davvero cambiare, però, non chiede il permesso al legislatore.

Written by

CEO @gummyindustries, Co-founder @TalentGarden, ex-Expo, digital business designer. https://www.gummyindustries.com/clickthisweek

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