expo è un esperienza, e la fila è parte integrante dell’esperienza.
(dalla prospettiva del design: se ci sono code è perchè qualcuno ha progettato il percorso perchè generasse delle code, il Giappone ha la coda dal giorno 1)

expo è un evento unico, nello spazio + nel tempo, esclusivo, ultra-limited. Al contempo è veramente pop e si presta a molte letture.

questa esperienza ha ri-definito cosa vuol dire fare entertainment, in Italia, nel 2015.
La gente fa la coda perchè gli piace da pazzi (sia expo, che fare la coda).
questo non era ovvio e non era prevedibile, a gennaio, ad aprile, nemmeno a maggio.

la domanda non è perchè la gente fa la coda. la domanda è quali sono gli ingredienti di un successo così plateale, così forte, da far mettere in coda 20 milioni di persone.
come fare a riprodurre questo successo, se è possibile.

e la domanda successiva è: perchè tanti altri eventi sono deserti.
e anche: perchè tante altre manifestazioni sono organizzate così male, mentre a expo, tutto sommato, le cose funzionano.

expo ha creato un benchmark difficilissimo da imitare, e per questo andrebbe analizzato con mille occhi e sotto mille punti di vista (ci sono punti positivi e punti negativi, sicuramente).

la domanda sul perchè ci sono le code, a mio avviso, è una domanda che non mette a fuoco il problema.

[full disclosure: lavoro per expo, ma questo mio commento è frutto di un’opinione personale]

CEO @gummyindustries, Co-founder @TalentGarden, ex-Expo, digital business designer. https://www.gummyindustries.com/clickthisweek

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