Chupa Chups rompe internet, ma i #smm perbenisti rimangono delusi e perplessi. Cosa c’è che non va?

Ogni volta è la stessa storia. Un’azienda fa qualcosa di nuovo ma il club degli addetti ai lavori si lamenta, giudica e urla allo scandalo, al grido di “ma questo non si può fare”

In questo caso l’azienda è Chupa Chups e la pietra dello scandalo è una gif zozzarella che appare su Facebook, in cui una pin-up poco vestita promette che, raggiunti i 100.000 like, farà cadere il velo e mostrerà quello che c’è sotto.

Un po’ di curiosità, un po’ di viralità e un consistente media push portano il post a 100k like, tra migliaia di commenti allupati.

Allo scoccare del centomillesimo like il velo cade, ma non crederete mai quello che c’era sotto. Una gif animata a tutta velocità, come quelle che stiamo vedendo in questi giorni, che l’utente può fermare con un click. Che mostra una sequenza inattesa: un alieno, un gattino, una scimmia, una scritta Gomblotto!, un po’ di immagini di prodotto e un corpo nudo, sì, ma maschile.

Il pubblico commenta, condivide, insorge ma perlopiù si fa una risata, e finisce lì.

L’azienda, da parte sua, ha fatto quello che doveva fare. Ha un brand ironico (Chupa Chups) e ha utilizzato la rete al meglio. Ne ha colto i contenuti chiave (meme-style), utilizzati in modo sensato. Ha capito il canale, trollando un pubblico ampio su Facebook. E ha centrato il medium in tempo reale, usando le gif rotanti start and stop che sono virali da pochi giorni.

Se avete dubbi su come sia posizionato il prodotto lecca-lecca, vi incollo la copertina di un film di Kubrick e lascio a voi il ragionamento.

Insomma, una campagna da manuale. È in linea con il brand e ottiene 100k like sul primo post (con una reach che, possiamo immaginare, sia molto più alta), 1.000 like sul secondo, ma con più di 500 commenti.

Soprattutto è un’azione diversa dal solito, che si farà ricordare per molto tempo, che fa leva sulle tensioni del pubblico (il pudore contro il machismo, il bacchettonismo contro la volgarità slabbrata) e le solletica in modo intelligente.

E allora perchè i Community ManagerS Italiani si indignano e disprezzano la campagna? Dov’è lo scandalo?

La mia domanda è questa: perchè spesso c’è una spaccatura tra il gusto delle aziende (che addirittura si dimostrano coraggiose e sul pezzo, sia nei modi che nei mezzi usati) e il gusto degli “addetti al settore”, che sono molto spesso restii al cambiamento, preoccupati, addirittura bacchettoni?

A chi giova?

A me, le cose nuove, coraggiose, e che fanno 100.000 like piaceranno sempre: ditemi dove sbaglio.

CEO @gummyindustries, Co-founder @TalentGarden, ex-Expo, digital business designer. https://www.gummyindustries.com/clickthisweek

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